Domanda e Offerta
Nella lezione precedente abbiamo introdotto il vincolo di bilancio: quanto un consumatore può acquistare. Ora costruiamo lo strumento che è il cuore della microeconomia: l’incontro tra domanda e offerta, tra chi vuole acquistare e chi è disposto a produrre e vendere. Due facce dello stesso mercato, con obiettivi quasi sempre opposti.
1. La domanda: definizione e curva di domanda
La domanda di un bene è la quantità di quella merce che il consumatore è disposto ad acquistare al variare del suo prezzo.
Il ragionamento alla base è quasi intuitivo. Nell’ottica del consumatore, quando la stessa merce si presenta con prezzi via via inferiori, a parità di reddito, egli tenderà ad acquistarne una quantità maggiore. Allo stesso modo, a parità di reddito, se il prezzo di una merce sale, il consumatore sarà disposto ad acquistarne sempre meno. È lo stesso principio del costo-opportunità che abbiamo incontrato nella lezione precedente: ogni euro speso in più per un bene è un euro che non è più disponibile per altri usi.
La domanda del consumatore viene solitamente rappresentata nel primo quadrante di un grafico cartesiano, che riporta sulle ascisse (X) la quantità della merce domandata (variabile dipendente) e sulle ordinate (Y) il prezzo (variabile indipendente). La funzione risultante è chiamata curva di domanda — anche se spesso, quando la relazione tra quantità e prezzo è lineare, il risultato è semplicemente una retta. In ogni caso, la pendenza della curva di domanda è sempre negativa: al diminuire del prezzo, la quantità di merce che il consumatore desidera acquistare cresce.
1.1 Tre esempi di curve di domanda
Vediamo ora tre casi concreti, via via più complessi, che ci aiutano a capire come la curva di domanda cambi forma a seconda del contesto.
Un consumatore vuole acquistare Blu-ray Disc (BD) vergini, con un prezzo per unità compreso tra 0,5 e 3 euro. In questo caso è ragionevole supporre una relazione lineare tra quantità e prezzo. Se non si specifica la quantità, non si è in grado di stabilire la pendenza esatta della retta, mentre la sua negatività deriva da un’osservazione semplice: il consumatore tenderà ad acquistare un maggior numero di BD quando il prezzo per unità decresce. Anche l’unità di misura della quantità può restare indefinita, senza che il grafico perda di significato: basterà definirla per poter poi calcolare anche il reddito impiegato per l’acquisto.
Vari consumatori vogliono acquistare il biglietto per un concerto, il cui prezzo massimo vale 300 euro. In questo caso la curva di domanda non è più una retta, ma un ramo di iperbole, che continua a rappresentare l’aumento di domanda al decrescere del prezzo. La decrescita, però, non è più lineare: la quantità domandata non cresce in modo direttamente proporzionale al calare del prezzo, ma molto più rapidamente quando il prezzo è vicino allo zero.
Un’azienda vende spazio disco sulla rete (cloud) e osserva che può soddisfare una domanda settimanale descritta dalla curva q = 80 − (10/3)p, dove p è il prezzo di 1 GB. Se l’azienda produce e vende effettivamente 70 GB di spazio disco alla settimana, quale ricavo settimanale ottiene?
2. Movimento e spostamento della curva di domanda
La curva di domanda dipende da vari elementi, tra cui il prezzo effettivo della merce e il reddito disponibile del consumatore. È fondamentale distinguere l’effetto di questi due fattori, perché producono conseguenze grafiche molto diverse.
Quando una merce subisce un aumento di prezzo e tutte le altre condizioni restano invariate — in particolare il reddito — il consumatore dovrà richiedere una quantità minore di quella merce, perché deve fare i conti con il proprio equilibrio di bilancio: non potrà più acquistare la stessa quantità di quella merce insieme alle altre, con lo stesso reddito. Questo effetto si chiama movimento lungo la curva di domanda: la curva resta la stessa, ma il punto che rappresenta la scelta del consumatore si sposta lungo di essa.
L’aumento del reddito di un consumatore, invece, provoca uno spostamento della curva di domanda. Se inizialmente il consumatore riesce ad acquistare una quantità q₁ di merce, dopo un aumento di reddito potrà acquistarne una quantità maggiore q₂, allo stesso prezzo, senza dover intaccare il nuovo (più ampio) vincolo di bilancio: la curva stessa si sposta verso destra.
Esempio — Le arance di Torino
In estate a Torino si comprano 10 arance al prezzo di 80 (in un’unità di conto), oppure 40 arance al prezzo di 20. Da questi due punti (q₁,p₁) = (10,80) e (q₂,p₂) = (40,20) possiamo ricavare l’equazione della retta che rappresenta la domanda estiva:
b. Lo spostamento: aumenta il reddito, il prezzo resta uguale
Se invece il consumatore vede aumentare il proprio reddito, sarà disposto a impegnare maggiori risorse per le arance — magari sottraendole a qualche altro bene, per esempio delle bevande ghiacciate. Per rappresentare una domanda più ampia di arance “invernali” a parità di prezzo, la curva stessa si sposta: aumenta l’ordinata all’origine (nell’esempio, da 100 a 120, cioè un aumento del 20%), mentre il coefficiente angolare — la pendenza — resta invariato.
Ricorda questa distinzione, perché è una delle più insidiose in microeconomia: se cambia il prezzo del bene, ci si muove lungo la stessa curva di domanda; se cambia il reddito (o altre condizioni, come i gusti del consumatore), è la curva stessa a spostarsi.
3. Rigidità ed elasticità della domanda
La forma della curva di domanda di una merce — cioè la pendenza del suo andamento decrescente, che nel caso di una retta corrisponde al coefficiente angolare — determina la rigidità o l’elasticità della curva stessa.
| Tipo di curva | Pendenza | Cosa significa | Esempio |
|---|---|---|---|
| Domanda rigida | Molto pendente (quasi verticale) | Al variare del prezzo, la quantità domandata varia debolmente: bene necessario, consumo difficilmente comprimibile | Ventilatori polmonari durante emergenza sanitaria |
| Domanda elastica | Poco pendente (quasi orizzontale) | Al variare del prezzo, la quantità varia sensibilmente: bene non necessario (lusso), sostituibile | Beni di lusso, articoli non essenziali |
4. Beni sostitutivi e beni complementari
La tipologia e la quantità di una merce domandata dipendono dalle decisioni del consumatore che, nel rispetto del proprio vincolo di bilancio, sceglie in base alle preferenze personali (cioè il valore d’uso di una merce), ma anche in base alla disponibilità di beni sostitutivi o complementari rispetto alla merce in questione.
| Relazione | Definizione | Esempio |
|---|---|---|
| Beni sostitutivi (succedanei) | Due merci che soddisfano lo stesso bisogno, sia pure in modo differente | Sostituzione effettiva/perfetta: farmaco e generico. Percepita: vino e birra |
| Beni complementari | Una merce è complementare a un’altra se consumo della seconda implica (o favorisce) consumo della prima | Carburante complementare all’automobile |
In entrambi i casi, la decisione finale del consumatore resta comunque dettata dal vincolo di bilancio disponibile. Le dinamiche — spesso complesse — tra domanda rigida, domanda elastica, beni sostitutivi e beni complementari rappresentano una delle basi del marketing, ovvero delle strategie utilizzate sul lato dell’offerta per influenzare le scelte del consumatore.
5. L’offerta: definizione e curva di offerta
Si definisce offerta la quantità di un certo bene che il produttore è disposto a vendere in corrispondenza di un dato prezzo.
Nell’ottica del produttore, l’obiettivo è vendere la maggior quantità possibile di merce al prezzo più alto possibile — viceversa, a prezzi bassi il produttore è poco predisposto a vendere, perché la produzione potrebbe non essere più conveniente. Il modello microeconomico dell’offerta stabilisce quindi che l’obiettivo del produttore è, per sua natura, contrapposto a quello del consumatore: dove il consumatore desidera prezzi bassi e quantità alte, il produttore desidera prezzi alti, e solo a quel punto è disposto a offrire quantità elevate.
Anche l’offerta del produttore viene rappresentata con un grafico cartesiano che riporta sulle ascisse (X) la quantità della merce offerta e sulle ordinate (Y) il prezzo. La funzione risultante è chiamata curva di offerta — anche in questo caso, a volte, il risultato è semplicemente una retta. La pendenza della curva di offerta, a differenza di quella di domanda, è positiva: al diminuire del prezzo, la quantità di merce che il produttore desidera produrre e vendere diminuisce.
6. Il principio del ceteris paribus
Nei modelli microeconomici si incontra spesso la locuzione latina ceteris paribus, che significa letteralmente «a parità di tutte le altre condizioni». Nei modelli di microeconomia, infatti, si possono trarre conclusioni valide — come quelle che abbiamo visto in questa lezione sull’effetto del prezzo o del reddito — solo a patto che le numerosissime altre condizioni che possono influire su una determinata situazione (i gusti del consumatore, il prezzo dei beni sostitutivi o complementari, le aspettative future, e così via) non varino nel frattempo. È una semplificazione necessaria: isolare l’effetto di una singola variabile alla volta è l’unico modo per costruire un modello comprensibile, prima di poter eventualmente combinare più effetti insieme.
La domanda è la quantità di un bene che il consumatore è disposto ad acquistare al variare del prezzo; la sua curva ha sempre pendenza negativa. Dalla curva di domanda si può ricavare il prezzo di mercato nota la quantità (o viceversa), e calcolare il ricavo come prodotto tra prezzo e quantità venduta. Un aumento di prezzo (a reddito costante) produce un movimento lungo la curva di domanda; un aumento di reddito (a prezzo costante) produce uno spostamento dell’intera curva. Una domanda rigida (curva molto pendente) indica un bene necessario; una domanda elastica (curva poco pendente) indica un bene non necessario. Due beni sono sostitutivi se soddisfano lo stesso bisogno (in modo perfetto o percepito); sono complementari se il consumo dell’uno implica il consumo dell’altro. L’offerta è la quantità di un bene che il produttore è disposto a vendere a un dato prezzo; la sua curva ha pendenza positiva, ed esprime un obiettivo opposto a quello del consumatore. Il principio del ceteris paribus impone di analizzare l’effetto di una variabile alla volta, mantenendo costanti tutte le altre condizioni.
📚 Prossimo passo - Equilibrio di mercato
Nella prossima lezione faremo incontrare domanda e offerta: dove si incrociano, nasce il prezzo di equilibrio. Vedremo cosa succede quando domanda e offerta non sono in equilibrio, come si formano surplus e carenze, e come un’impresa può usare questi strumenti per fissare il prezzo giusto. Portate i grafici di oggi: li sovrapporremo.