In questo articolo, API e WEB Services impariamo a conoscere cosa sono le Application Programming Interfaces e i WEB Service. Dopo aver imparato i concetti fondamentali possiamo fare riferimento alla guida PHP all’interno della quale troviamo una sezione per implementare un WEB Service in PHP e come testarlo

In questo articolo, API e WEB Services impariamo a conoscere cosa sono le Application Programming Interfaces e i WEB Service. Dopo aver imparato i concetti fondamentali possiamo fare riferimento alla guida PHP all’interno della quale troviamo una sezione per implementare un WEB Service in PHP e come testarlo

Indice dei contenuti

Introduzione

Il Web nasce come una grande piattaforma per la condivisione di documenti ipertestuali, collegati tra loro tramite parole chiave e link. Fin dalle origini, uno dei suoi punti di forza è stato l’essere indipendente dalla piattaforma hardware e software utilizzata, consentendo l’accesso alle informazioni da sistemi differenti.

Questa universalità è stata resa possibile dalla standardizzazione di alcuni concetti fondamentali. L’identificazione delle risorse avviene tramite URI (Uniform Resource Identifier), la comunicazione tra client e server è regolata dal protocollo HTTP, mentre i contenuti vengono descritti attraverso il linguaggio HTML. L’adozione di questi standard ha permesso al Web di crescere rapidamente e in modo coerente.

Nel 1994, proprio per garantire uno sviluppo ordinato e interoperabile, è nato il World Wide Web Consortium (W3C). Questo organismo internazionale definisce e promuove le cosiddette W3C Recommendations, ovvero standard condivisi che tengono conto delle esigenze di aziende, sviluppatori e istituzioni.

Il Web come piattaforma applicativa distribuita

Con il passare del tempo, il Web ha superato il ruolo di semplice contenitore di documenti statici. Accanto ai testi sono comparsi contenuti multimediali e, soprattutto, è cresciuta la necessità di interazione tra componenti software. Questo passaggio ha trasformato il Web in una vera piattaforma applicativa distribuita.

L’introduzione di tecnologie lato server come CGI, JSP, PHP e ASP ha segnato una svolta importante. Le pagine Web hanno iniziato a generarsi dinamicamente, adattandosi alle richieste degli utenti e dialogando con database e altri servizi. Da quel momento, il Web non è stato più solo consultazione, ma anche elaborazione e scambio di dati.

Le sfide dell’integrazione

La crescita esponenziale del Web ha però portato con sé nuove difficoltà. Le applicazioni, spesso sviluppate in contesti e momenti diversi, non erano progettate per comunicare tra loro. Questo ha creato problemi sia nell’integrazione tra sistemi di aziende differenti, sia all’interno della stessa organizzazione, dove tecnologie eterogenee dovevano convivere.

In questo scenario è emersa la necessità di definire meccanismi standard che permettessero alle applicazioni di dialogare in modo affidabile, indipendentemente dal linguaggio di programmazione, dal sistema operativo o dall’hardware utilizzato.

Architetture distribuite e l’avvento dei Web Services

Negli anni ’90, con la diffusione delle architetture distribuite, si sono affermate diverse soluzioni per la comunicazione tra sistemi remoti. Tecnologie come CORBA, Java RMI e DCOM hanno rappresentato tentativi importanti, ma presentavano limiti legati alla dipendenza dalla piattaforma o alla complessità dei protocolli utilizzati.

Per superare questi vincoli si è iniziato a guardare al Web stesso come infrastruttura di comunicazione. L’idea è stata quella di sfruttare protocolli già ampiamente diffusi, come HTTP, e formati standard come XML, dando origine ai Web Services, sistemi software progettati per supportare l’interazione tra applicazioni, sfruttando le tecnologie e gli standard del Web.

Le API – Il Cuore dell’Interoperabilità

Cosa sono le API?

Le API, acronimo di Application Programming Interface, rappresentano un insieme di regole che consentono a software differenti di comunicare tra loro. Non si tratta di programmi completi, ma di interfacce che espongono funzionalità e dati, rendendoli accessibili in modo controllato.

Grazie alle API, uno sviluppatore può utilizzare servizi già esistenti senza conoscere i dettagli interni della loro implementazione. Questo approccio favorisce la modularità, riduce i tempi di sviluppo e migliora la manutenibilità delle applicazioni.

Dal punto di vista strutturale, un’API espone uno o più endpoint, ovvero punti di accesso attraverso cui il client invia richieste al server. Ogni richiesta specifica un’azione, generalmente associata a un metodo HTTP come GET, POST, PUT o DELETE, e utilizza formati standard per lo scambio dei dati, come JSON o XML.

Nel Web moderno esistono diverse tipologie di API. Alcune sono pubbliche e accessibili a chiunque, altre sono private e riservate all’uso interno di un’azienda. Vi sono poi API pensate per partner commerciali, API composite che combinano più servizi e API di sistema o di libreria, utilizzate direttamente dagli sviluppatori per interagire con il sistema operativo o con framework software.

Il funzionamento segue sempre il modello client-server: il client invia una richiesta all’API e riceve una risposta strutturata. Un esempio concreto è rappresentato dalle API di Google Maps, che permettono di integrare mappe e funzionalità di navigazione senza dover sviluppare un sistema cartografico da zero.

I Web Service – Fondamenti e Implicazioni

Un Web Service è un sistema software progettato per consentire l’interazione tra applicazioni attraverso la rete, utilizzando tecnologie e standard del Web. Il suo obiettivo principale è garantire l’interoperabilità tra sistemi eterogenei.

I Web Services non sono pensati per l’interazione diretta con l’utente finale, ma per la comunicazione machine-to-machine. In questo senso, rappresentano un elemento chiave nelle architetture distribuite moderne, dalle applicazioni aziendali alle piattaforme di e-commerce fino ai sistemi IoT.

Le API e i Web Services sono concetti strettamente collegati. Un Web Service può essere visto come una particolare implementazione di un’API che utilizza HTTP e altri standard Web per funzionare su Internet.

Web Service, SOA, SOAP e REST: modelli architetturali a confronto

Nel definire i Web Service, si è adottato un approccio evolutivo che sfrutta le tecnologie già affermate del Web, in particolare HTTP come protocollo di trasporto delle informazioni. Questa scelta ha consentito di utilizzare l’infrastruttura Internet esistente, riducendo i costi di implementazione e favorendo una rapida diffusione delle soluzioni basate su servizi.

Per la rappresentazione dei dati scambiati tra client e server è stato introdotto XML (eXtensible Markup Language), uno standard indipendente dalla piattaforma, capace di descrivere in modo strutturato e leggibile richieste e risposte. XML ha avuto un ruolo centrale nelle prime implementazioni dei Web Service, garantendo interoperabilità tra sistemi eterogenei.

Questo modello di sviluppo si colloca all’interno di una visione più ampia nota come Service Oriented Architecture (SOA). SOA non è una tecnologia specifica, ma un paradigma architetturale che mira a organizzare il software come un insieme di servizi riutilizzabili e interoperabili. L’obiettivo principale di SOA è quello di ottimizzare i costi di sviluppo, evitando di riscrivere funzionalità già esistenti, valorizzare le tecnologie disponibili attraverso l’integrazione e adattarsi con maggiore flessibilità alle evoluzioni tecnologiche e di mercato.

Dal punto di vista architetturale, SOA introduce alcune caratteristiche fondamentali. In primo luogo, l’accoppiamento lasco (loosely coupled), che consente ai servizi di interagire senza dipendere rigidamente dalle rispettive implementazioni. In secondo luogo, la trasparenza di localizzazione, grazie alla quale il client non deve conoscere i dettagli tecnici o la posizione fisica del servizio. Infine, l’indipendenza dal protocollo e dalla piattaforma, che permette di modificare l’implementazione interna di un servizio senza impatti sull’interfaccia esposta.

All’interno di un’architettura SOA interagiscono tre attori principali. Il Service Provider è l’entità che implementa il servizio e ne pubblica la descrizione. Il Service Registry funge da catalogo, raccogliendo le informazioni sui servizi disponibili e consentendone la scoperta. Il Service Consumer, infine, è l’applicazione che ricerca e utilizza il servizio di cui ha bisogno.

Il ciclo di vita di un Web Service SOAP

Nel modello SOAP, il ciclo di vita di un Web Service segue una sequenza ben definita. In una prima fase, il servizio viene creato e descritto attraverso un documento WSDL (Web Service Description Language), un file XML che specifica in modo formale le operazioni disponibili, i parametri richiesti e i valori restituiti. Questo documento può essere pubblicato in un registro UDDI (Universal Description, Discovery and Integration).

Successivamente, il client può individuare il servizio interrogando il registro oppure accedendo direttamente al WSDL se l’indirizzo del servizio è già noto. Una volta acquisite le specifiche, il client genera uno strato software chiamato stub, che si occupa della comunicazione con lo skeleton lato server. Questi componenti gestiscono automaticamente la conversione dei dati applicativi in messaggi SOAP e viceversa.

La comunicazione SOAP avviene tramite messaggi XML strutturati secondo uno schema preciso. Ogni messaggio è racchiuso in un Envelope, può contenere un Header con informazioni di controllo (ad esempio sicurezza o gestione delle transazioni) e include un Body, che trasporta i dati veri e propri della richiesta o della risposta. L’intero processo è supportato da una pila protocollare composta da UDDI, WSDL, SOAP e XML.

REST: un modello più semplice e aderente al Web

Accanto a SOAP si è affermato un secondo modello per la realizzazione dei Web Service: REST (Representational State Transfer). REST propone un approccio più leggero, che rinuncia alla complessità dei messaggi SOAP e all’uso di infrastrutture dedicate come stub e skeleton. Al contrario, REST sfrutta direttamente i meccanismi nativi del Web.

In un’architettura REST, le risorse vengono identificate tramite URI, che rappresentano l’indirizzo logico della risorsa stessa. Le operazioni sulle risorse non sono definite da metodi remoti, ma dall’uso coerente dei metodi HTTP standard, come GET, POST, PUT e DELETE.

Ad esempio, per ottenere l’elenco dei prodotti di un catalogo, è sufficiente inviare una richiesta GET all’URI che rappresenta quella risorsa. Il server associa l’URI a una query sul database e restituisce la rappresentazione richiesta, che può essere in formato HTML, XML o, più comunemente, JSON. In SOAP, lo stesso risultato richiederebbe la costruzione e l’elaborazione di un messaggio XML strutturato secondo regole più complesse.

I principi fondamentali dell’architettura REST

L’architettura REST, formalizzata da Roy Fielding nel 2000, si basa su alcuni principi chiave. Le risorse devono essere identificate in modo univoco tramite URI chiari e significativi. I metodi HTTP devono essere utilizzati in modo esplicito e coerente, mappando correttamente le operazioni CRUD. Le risposte devono essere autodescrittive, in modo che il client possa interpretarle senza informazioni aggiuntive. Inoltre, le interazioni devono essere stateless, cioè ogni richiesta deve contenere tutte le informazioni necessarie, senza dipendere da uno stato mantenuto sul server. Infine, REST supporta diversi formati di rappresentazione dei dati, rendendo l’integrazione particolarmente flessibile.

Gli URI REST sono spesso definiti “parlanti” perché descrivono chiaramente la risorsa a cui fanno riferimento, ad esempio un cliente specifico, un prodotto o un insieme filtrato di dati. Questa chiarezza semantica contribuisce alla leggibilità e alla manutenibilità delle applicazioni.

REST, CRUD e RESTful API

In REST, le operazioni fondamentali di gestione dei dati (Create, Read, Update, Delete) vengono realizzate attraverso i metodi HTTP. POST viene utilizzato per creare nuove risorse, GET per recuperarle, PUT per aggiornarle e DELETE per eliminarle. È importante sottolineare che l’uso corretto dei metodi HTTP è un requisito essenziale: utilizzare GET per creare una risorsa, ad esempio, viola i principi REST.

Le API che rispettano questi vincoli sono definite RESTful API. Esse devono garantire una chiara separazione tra client e server, comunicazioni stateless, possibilità di caching delle risposte, un’interfaccia uniforme e la possibilità di estendere l’architettura tramite ulteriori livelli applicativi. Grazie a queste caratteristiche, REST è oggi il modello dominante per lo sviluppo di Web Service e API nel Web moderno.


Conclusioni

Dopo aver esplorato le potenzialità delle API e dei Web Service, è possibile procedere alla realizzazione di semplici Web Service utilizzando, ad esempio, il pacchetto json-server di Node.js oppure sviluppando un Web Service REST in PHP. Fare riferimento alle seguenti guide:

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